Carlo Livi: a modern doctor in the study of mental illness and in the doctor-patient relationship Carlo Livi: a modern doctor in the study of mental illnes

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Davide Orsini
Mariano Martini https://orcid.org/0000-0001-5703-0858

Keywords

Carlo Livi, Malattie mentali, Storia della Neuropsichiatria, Storia dei Manicomi, Evoluzione della freniatria

Abstract

A 200 anni dalla sua nascita gli autori intendono ricordare la figura e il pensiero di Carlo Livi, uno dei più rappresentativi esponenti della nuova cultura psichiatrica della seconda metà dell’Ottocento. Di Carlo Livi vengono evidenziati gli ideali di grande umanità che per tutta la sua vita hanno affiancato la sua ampia formazione professionale. La carità e l’impegno a favore delle classi meno abbienti divennero un suo preciso dovere morale e sociale, il senso stesso del suo essere medico, che trovò il suo punto più alto nel rapporto con i malati di mente nei due grandi manicomi che diresse, il San Niccolò di Siena, dal 1858 al 1873, e il San Lazzaro di Reggio Emilia dal 1874 al 1877.
A Siena il suo progetto di rinnovamento del manicomio cittadino fu da lui interpretato come una missione civile attraverso cui, mettendo a disposizione le proprie conoscenze scientifiche, poter ribaltare le inumane condizioni di vita dei folli indigenti. In tal senso, oltre a ricostruire l’edificio manicomiale secondo i dettami più innovativi, ritenne fondamentali nell’assistenza e nella cura delle malattie mentali due concetti, la cura morale e l’ergoterapia.
La cura morale, che Livi prediligeva in luogo delle cure somatiche, si proponeva come un intervento rivolto soprattutto a risolvere la sintomatologia, sulla base della conoscenza anamnestica del paziente, degli indizi iniziali della pazzia, nonché delle concause, dovute anche all’influenza dell’ambiente sociale.
L’attenzione al paziente si evidenziava in Livi anche nell’uso dell’ergoterapia che aveva un valore di socializzazione estremamente importante per il malato, in grado di restituirgli quella dignità di cui la società lo aveva privato.
In un’epoca nella quale le cause delle malattie mentali rimanevano in gran parte oscure, Livi volle tentare la via del rapporto e del dialogo con il paziente, mostrando attenzione alle sue esperienze passate per definire un progetto di futuro teso alla riacquisizione, in parte o totale, delle sue capacità mentali e del proprio ruolo nella società.

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