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Valutazione del benessere termico e dei livelli di anidride carbonica durante l’impianto di un dispositivo di assistenza ventricolare

Marco Lembo, Antonio Santoro, Martina Andellini, Giulia Losito, Nicole Olivini, Mario Graziano Tucci, Michele Del Gaudio

Riassunto


Introduzione: Sono state eseguite delle misurazioni ambientali in una sala operatoria di cardiochirurgia pediatrica durante un intervento chirurgico che prevedeva l’utilizzo di anidride carbonica per l’impianto di un sistema di assistenza ventricolare (VAD). Obiettivi: Valutare, oltre ai livelli di anidride carbonica, anche le condizioni di benessere termico e l’eventuale presenza di correnti d’aria. Metodi: I rilievi ambientali dei parametri microclimatici e della concentrazione di anidride carbonica sono stati eseguiti con una centralina microclimatica Delta OHM modello HD 32.1. Risultati: Il valore medio di anidride carbonica misurato nel corso dell’intervento, è risultato inferiore a quello previsto dallo standard ASHRAE (American Society of Heating, Refrigeration and Air Conditioning Engineers) e ai valori limiti di soglia ACGIH (American Conference of Government Industrial Hygienists). I valori di PMV (Predicted Mean Vote) e PPD (Preticted Pencentage of Dissatisfied) calcolati, indicano una situazione di disagio termico tendente alla percezione di freddo, avvertita in particolare da anestesista, infermiere circolante e perfusionista cardiovascolare. Condizioni di discomfort da correnti d’aria si sono verificate in diverse fasi dell’intervento. Conclusioni: Intervenire sull’impianto di condizionamento, diminuendo la velocità dell’aria pur garantendo il numero minimo di ricambi d’aria/ora previsti dalla normativa appare la misura di prevenzione migliore. Modificare la modalità di immissione dell’aria laminare al di sopra del lettino potrebbe però inficiare l’effetto di “lavaggio” del campo operatorio. In alternativa, una misura “protettiva” è quella di intervenire sul vestiario, dotando il personale di indumenti maggiormente isolanti, al fine di proteggere soprattutto la zona del collo, che maggiormente risente degli effetti delle correnti d’aria.


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DOI: 10.23749/mdl.v108i5.6324

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ISSN: 2532-1080